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giovedì 11 giugno 2020

STEP #25, "Chiusura"

Quante volte ci siamo sentiti dire “ogni cosa ha un inizio e una fine”. Stavolta la fine è arrivata anche per il percorso intrapreso in questo blog, che proverò a riassumere in qualche riga.

Come in qualsiasi ambito della vita, è sempre bene sapere di cosa si parla, conoscere il significato delle parole che si usano e si studiano, per capire da dove vengono e dove si vuole arrivare con esse, considerando anche la prospettiva globale della civiltà in cui viviamo oggigiorno, che impone di relativizzare il significato che diamo a ogni parola, perché magari per altre culture essa potrebbe avere altre accezioni o origini. Altra cosa giusta è avere un ordine mentale, e grazie alle mappe concettuali e agli abbecedari possiamo chiarirci qualsiasi ulteriore dubbio.

Prima di iniziare il vero e proprio viaggio nel tempo è utile andare a cercare come la nostra azione viene utilizzata nei vari ambiti della conoscenza: se in ambito mitologico essa è uno dei punti cardine della nascita della specie umana, in ambito poetico il catalogo diventa autore di se stesso, mente nella letteratura diventa un’arma che confonde gli uomini per la sua complessità, arrivando sino a spaventare gruppi di potenti per quello che può contenere, come nel film proposto. Nelle arti figurative il contenuto del catalogo è esso stesso soggetto dell'opera. Si ribalta la situazione quando è lo stesso catalogo a “servirsi” della scienza, quella della catalogazione, che attraverso criteri e norme teorizzate da vari esperti (Panizzi, Lubetzky, Dewey) si rende sempre più versatile, proiettandosi sempre più da un presente in cui ha ripreso forza grazie a internet a un futuro radioso, si spera costellato di nuove invenzioni.

Se si parla di futuro è necessario parlare anche di passato. Si è partiti dall'origine, ancora non del tutto certa, riconducibile forse già alle prime attestazioni di parola scritta, addirittura antecedenti all’arrivo del materiale che definisce per eccellenza il catalogo, la carta: nei primi periodi i cataloghi erano infatti scritti su tavole o pergamene. Si è passati poi a osservare le numerose diramazioni nei campi del sapere che il catalogo prese prima del Rinascimento, per poi fiorire grazie all’esplosione delle scienze, delle arti, e del commercio. Per concludere il viaggio, si è potuta capire l’attuale formula di catalogazione delle opere, stilata solo a metà del Novecento, ma già largamente teorizzata a partire dall’Ottocento.

Una volta avuta una panoramica dell’azione, è stato possibile e approfondire la sua vera essenza, partendo dalle regolamentazioni e tutele legali che essa ha per poi apprezzare appieno le geniali applicazioni che sono state fatte della catalogazione, dalla conoscenza all’onirico, passando per l'attuale situazione sanitaria, dal mondo del commercio all’astronomia, dal design alla semplificazione della vita quotidiana, sino alla sua presenza nelle colonne della cronaca e gli effetti non sempre positivi sulle persone.

Per concludere, vorrei semplicemente ringraziare chi legge, con la speranza che, come sognato in apertura, la lettura di questo piccolo spazio sia un momento di crescita personale e culturale.

Grazie, Andrea.


P.S. Non so come voi vi siate immaginati l'azione del catalogare, ma io ho provato a rappresentarla così.

lunedì 1 giugno 2020

STEP #22, "Non troppo lontano"

Chi non ha mai sognato un'invenzione che potrebbe rivoluzionare il mondo ma che è ancora troppo futuristica per essere realizzata nell'immediato?
Anche quando si parla di catalogare è possibile spingere la propria immaginazione per migliorare quella che è a tutti gli effetti un'azione basilare per il progresso della stessa tecnologia.

Si potrebbe pensare a un macchinario, una sorta di scanner rapido, magari da incorporare direttamente in un cellulare o in uno smartwatch, che in pochi millisecondi di scansione rilevasse contenuto, genere, autore, data di produzione e lingua di qualsiasi libro scritto nella storia dell'umanità e lo raggruppasse in formato digitale in un'enorme database mondiale, unico e fruibile a qualsiasi utente, il quale potrebbe trovare ciò che gli serve digitando alcune semplici parole chiave o estratti dell'opera sulla pagina internet del database.
Si potrebbe dotare di questo scanner qualsiasi persona sia interessata a partecipare alla raccolta di dati, con il riconoscimento di crediti spendibili nella stessa piattaforma con il fine di acquistare libri.

L'unico requisito tecnico necessario sarebbe la presenza nel dispositivo di uno scanner (Flashscanner) ultra rapido, capace attraverso la rilevazione di inchiostro e la posizione in un adeguato modello 3D del libro chiuso di scansionare per intero il testo in pochi millisecondi e di convertirlo in un formato digitale criptato, interno alla piattaforma di condivisione

Si potrebbe implementare anche una funzione di condivisione di libri, in modo che chiunque possa aprire al mondo la propria biblioteca privata, senza venir meno ovviamente al pagamento dei diritti d'autore

La finalità di questa invenzione sarebbe quella di digitalizzare e conservare tutto lo scibile umano, preservandolo da intemperie, guerre e interessi personali.

venerdì 29 maggio 2020

STEP #21, "Tutelato"

L'evoluzione della tecnica umana è sempre stata frutto di miglioramenti di un qualcosa che c'era prima, ma senza copiare. A protezione dell'originalità delle scoperte fu sviluppato il brevetto, che permette di reclamare e proteggere la proprietà intellettuale di qualcosa che si è inventato.

Per la catalogazione sono stati sviluppati tanti brevetti, molti dei quali raccolti sul sito Google Patents: uno dei più utili e innovativi è il brevetto dal codice US7013290B2, registrato il 27 luglio 2002 negli Stati Uniti. Il brevetto, ad opera di John Allen Ananian, descrive un catalogo digitale aggiornato in diretta dei rifornimenti di vari negozi, che permette ai clienti finali tanto quanto agli esercenti di orientarsi in base alle esigenze e alla disponibilità, permettendo anche l'acquisto con rilascio di ricevuta, per poi ritirare l'articolo in un secondo momento.

Leggendo questo brevetto a distanza di 18 anni, l'idea sembra quasi profetica della formula "ordina ora e ritira in negozio" proposta da vari siti di catene di vendita al dettaglio, soprattutto di elettronica e libri, i quali permettono anche di controllare in tempo reale la disponibilità di un certo articolo nei vari negozi della compagnia.

STEP #20, "Materia"

Con quale materiale si può identificare la catalogazione? Senza timore di smentita, è semplice riconoscere nella carta il supporto ormail millenario per i cataloghi.

Una volta abbandonata la scrittura su argilla e pergamena comuni nei periodi in cui la catalogazione era ancora in fase embrionale, qualsiasi catalogo della restante (e florida) parte della storia della catalogazione è stato redatto su carta, inizialmente scritta a mano e poi, negli ultimi secoli, stampata, per accrescere ancora di più l'universalità e l'ordine del catalogo, svincolatosi dai problemi della scrittura a mano, quali differenze di calligrafia e imprecisioni.

Nel futuro la carta continuerà ad essere il supporto privilegiato per i cataloghi? Personalmente ne dubito, ormai il digitale sta stravolgendo il ruolo del supporto fisico per la scrittura e l'immagazinamento dei dati, relegando la carta a ruoli più marginali ma, almeno nel breve periodo, ancora insostituibili del tutto.

Catalogo storico della nota produttrice di orologi Rolex, stampato su carta lucida

mercoledì 27 maggio 2020

STEP #19, "Una scienza"

La catalogazione si basa su un metodo scientifico e metodico di organizzazione degli articoli. Questo metodo, come spiegato nella pagina web Teknoring, può arrivare ad essere definito come una vera e propria scienza:

"L’atto scientifico della catalogazione è da intendersi, dunque, come raccolta organizzata, registrazione, descrizione e classificazione del maggior numero di informazioni su ogni tipologia di bene culturale, che consente un sistematico rilevamento dei beni presenti sul territorio nazionale, sia di proprietà del demanio o di enti pubblici o ecclesiastici, che di proprietà privata."

Dalla definizione data si evince che, per le sue caratteristiche di organizzazione e la metodicità nello studio preliminare nella stessa, la catalogazione può essere intesa come una vera e propria scienza. 

martedì 26 maggio 2020

STEP #18, "Cronaca"

Il catalogo, essendo un oggetto di uso comune, appare spesso nella cronaca giornalistica.
Di seguito, viene riportato un articolo del giornale Reoubblica del 25 aprile 2020, in cui si parla dell'iniziativa di quattro musei britannici di rendere fruibili online e gratuitamente i loro cataloghi, con tanto di interviste ai protagonisti e approfondimenti.

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2020/04/25/benvenuti-alla-tate-il-catalogo-e-questoRobinson29.html?ref=search

mercoledì 20 maggio 2020

STEP #17, "Alfabetico"

Si riporta di seguito una lista di parole correlate alla catalogazione, una per ogni (o quasi) lettera dell'alfabeto

A come  (catalogo) artistico
come   biblioteca
come   catalogo SBN
come   Dewey
come   Editto Pacca
come   Historia Coelestis Britannica
come   Libro delle stelle fisse
come  Montgomery Aaron
come   Nomenclatura di Flamsteed
come   ordine alfabetico
come    Panizzi Antonio
come   (catalogo) ragionato
come    (catalogo) stellare
come   Tolomeo il Filadelfo
come   Umberto Eco

sabato 16 maggio 2020

STEP #16, "Testimonial"

Anche nella catalogazione, come in tante attività umane, si possono trovare persone che rappresentino al meglio l'argomento di interesse, riuscendo a diventare anche modelli per chi volesse seguire i loro passi.
Il testimonial scelto per la catalogazione è Antonio Panizzi, un bibliotecario e bibliografo italiano (nonché senatore del Regno d'Italia) del XIX secolo. Nel 1856 divenne direttore del British Museum di Londra, ma il suo contributo più grande alla catalogazione fu reso pubblico nel 1841, quando insieme a dei suoi colleghi britannici pubblicò 91 Regole per la compilazione del catalogo, che rappresentò la prima teorizzazione rigorosa del metodo di classificazione dei libri.

Panizzi realizzò per la catalogazione una rivoluzione simile a quella galileiana per la scienza, trasformando una pratica empirica e limitata alla bravura del bibliotecario inn un metodo scientifico, schematico e rigoroso, che non facesse distinzioni sulla biblioteca in cui ci si trovava o sul parere personale del bibliotecario.


Prima pagina delle 91 Regole
Antonio Panizzi (1797-1879)





















Sitografia:
Panizzi e le 91 regole: http://www.historyofinformation.com/detail.php?entryid=2426
Antonio Panizzi: https://www.migrer.org/storie/antonio-panizzi/

venerdì 15 maggio 2020

STEP #15, "Nel Novecento"

Nel "Secolo Breve" ci furono svariati cambi nella società, e uno di essi implicò direttamente la catalogazione.

Con la stesura dei Princìpi di Parigi nel 1961, l'IFLA (Federazione Internazionale delle Associazioni e Istituzioni Bibliotecarie) decise dei criteri universali per la catalogazione delle opere.
Il contenuto e le finalità del testo si possono riassumere in 12 punti cruciali:
  1. Scopo della definizione dei Principi (introduzione)
  2. Funzioni del catalogo 
  3. Struttura del catalogo
  4. Tipi di schede (schede principali, aggiuntive, ecc.)
  5. Uso di più schede (casi di ambiguità di dati)
  6. Funzione dei diversi tipi di schede 
  7. Scelta dell'intestazione uniforme (criterio uniforme per definire dati di eguale provenienza)
  8. Opere di un solo autore (riconoscibilità di un autore)
  9. Schede sotto enti (opere che, nonostante firmate, vanno ricondotti a enti comunitari)
  10. Più autori (riconoscimento dell'autore principale)
  11. Opere schedate sotto il titolo (opere con autore incerto o con tre o più autori di cui nessuno principale
  12. Parola d'ordine per i nomi di persona (uso di una sola versione di un nome, evitando traslitterazioni e traduzioni)

Seymour Lubeztky, coordinatore della Conferenza di Parigi del 1961



sabato 9 maggio 2020

STEP #14, "Nell'Ottocento"

L'Ottocento è stato per il mondo un secolo tumultuoso e ricco di avvenimenti. Non è stato da meno il catalogo, che per la prima volta è arrivato a una diffusione ampia e capillare.

Dopo le guerre napoleoniche, vari stati avvertirono la necessità di istituire cataloghi ufficiali per le proprie opere d'arte, in modo da evitare che venissero trafugate da altri paesi nemici. Il primo stato italiano a farlo fu lo Stato Vaticano, nel 1820, attraverso l'Editto Pacca, che sarà d'ispirazione per il neonato Stato Italiano, che nel 1870 fece in modo che tutti gli enti museali, gallerie, e altri organi stilassero i cataloghi delle loro opere e li consegnassero alle Prefetture, facendo sì che lo Stato avesse il pieno controllo dei beni culturali custoditi.

Sempre nel XIX secolo il catalogo divenne uno strumento di mercato: come si è già parlato nell'approfondimento sui cataloghi commerciali, nella seconda metà del secolo si svilupparono i cataloghi di vendite, prima in Inghilterra per meno di alcuni artisti, poi in tutto il mondo da parte dei negozi, che avvertirono la necessità di arrivare a una fascia di pubblico che andava allargandosi sempre più, grazie alla crescita della middle-class.

Prima pagina dell'Editto Pacca del 1820, volto a istituire cataloghi dei beni artistici in tutto lo Stato Pontificio

venerdì 8 maggio 2020

STEP #13, "Nel Settecento"

Nel XVIII secolo l'evoluzione del catalogo passò attraverso due momenti fondamentali.

Il primo, nella seconda decade del secolo, fu la pubblicazione da parte di Edmond Halley (a quanto pare senza l'autorizzazione dell'autore) della Historia Coelesetis Britannica di John Flamsteed, che introdusse un metdodo di catalogazione dei corpi celesti sistematico, meno machiavellico della nomenclatura seicentesca di Bayer. La cosiddetta Nomenclatura di Flamsteed è utilizzata ancora oggi per alcuni corpi celesti, come ad esempio 51 Pegasi e 61 Cygni.

Il secondo passaggio cruciale del secolo fu la comparsa in Italia dei primi cataloghi artistici, di cui si hanno attestazioni verso la fine del Settecento ai Musei Vaticani e alla Galleria di Mantova, poli artistici cruciali per la storia italiana.

Pagina della Historia Coelestis Britannica, nella quale si descrive la stella 3 Cas

giovedì 30 aprile 2020

STEP #12, "Età di mezzo" pt.2 (Umanesimo, Rinascimento, Seicento)

Solo con l'avvento dell'Umanesimo e successivamente del Rinascimento si avvertì la necessità di dare ai cataloghi un carattere più sistematico. Con la nascita della filologia, i letterati ebbero il bisogno di ordinare le opere oggetto della loro ricerca in cataloghi ordinati, che fossero consultabili agilmente e contenenti solo le informazioni necessarie a capire a cosa facesse riferimento il volume, senza dilungarsi, come in un catalogo moderno.

Se ci si sposta nei primi anni del XVII secolo, più precisamente nel 1611, appare a Parigi quello che si può definire come il primo catalogo moderno, sostanzialmente un elenco di medaglie e oggetti antichi, ordinati in un catalogo con le loro caratteristiche.
Si può considerare il catalogo di Parigi come lo spartiacque tra i cataloghi visti sinora nei post dedicati all'analisi storica e quelli che verranno negli anni successivi, impregnati del metodo scientifico e del pensiero illuminista.

Proprio del Seicento nacquero i cataloghi ragionati, elenchi con annotazioni e corredati da informazioni essenziali delle opere di un artista in modo tale da poter essere compreso e utilizzato da chi vada a utilizzarlo.

Catalogo della Biblioteca della Repubblica di Venezia pubblicato nel 1624

Sitografia:
Wikipedia (Catalogo - Catalogo ragionato)

mercoledì 29 aprile 2020

STEP #12, "Età di mezzo" pt.1 (Alto Medioevo - pre-Umanesimo)

Nei secoli successivi alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, la cultura e l'innovazione subirono un notevole rallentamento, influenzando gran parte degli ambiti della tecnologia.
Anche il catalogo, dopo essere arrivato al ruolo di strumento fondamentale per tutte le biblioteche nell'età classica (come descritto allo STEP #08 di questo blog), rimase appannaggio delle biblioteche, principalmente nei monasteri, dove gli amanuensi svolgevano il lavoro di copiatura dei testi, preservandoli dalla distruzione e conservandoli in biblioteche protette e ordinate, consultabili attraverso i vari cataloghi.
I cataloghi medievali di cui si hanno più notizie sono quelli delle abbazie di Montecassino e di Cluny.

Un esempio particolare di catalogo dell'epoca medievale arriva dal Medio Oriente, con Il libro delle stelle fisse  scritto dall'astronomo persiano ‘Abd al-Rahmān al-Ṣūfi nel 965 d.C. circa, nel quale vengono elencate e caratterizzate per colore, magnitudine, posizione e costellazione di appartenenza le stelle conosciute all'epoca dalla civiltà Persiana. Si può trovare una pagina dell'opera nel sito del Museo Galileo di Firenze, oltre a un video intitolato Le costellazioni di Al Sufi.

Pagina del Libro delle stelle fisse di ‘Abd al-Rahmān al-Ṣūfi (965 ca.) nella quale appare una tabella, presumibilmente riferita alle caratteristiche delle stelle catalogate in esso


sitografia:
Wikipedia (Catalogo - Libro delle stelle fisse - Catalogo astronomico - ‘Abd al-Rahmān al-Ṣūfi)

lunedì 27 aprile 2020

STEP #11, "In tempo di COVID-19"

Cosa sta succedendo al mondo? Negli ultimi mesi, stiamo sperimentando sulla nostra pelle un enorme cambiamento dei nostri stili di vita a causa della pandemia da Coronavirus.

In questo momento così delicato, in cui il flusso di informazioni giornaliero è arrivato a un livello tale da confonderci, la gente ha la necessità di avere certezze, di avere dati e notizie che rispecchino la situazione.
Ma l'opinione pubblica non è l'unica a necessitare queste informazioni, è fondamentale che anche chi ci governa e chi prende le decisioni per proteggerci sia dal contagio, sia dal tracollo economico, abbia fonti e dati certi su cui basarsi.

In questo contesto in Italia si inserisce perfettamente la Protezione Civile, l'ente pubblico incaricato della gestione di emergenze e criticità, che ogni giorno, a partire dall'inizio della diffusione del virus, alle 18 pubblica un bollettino, una sorta di catalogo, in cui vengono tabulati tutti i dati relativi alla pandemia, suddivisi per regioni, per tipi di casi (morti, contagiati totali, contagiati attuali e guariti) e con la registrazione dell'incremento giornaliero.
Tutti i dati sono inquadrati sia a livello nazionale, che a livello regionale, il che permette di capire perfettamente la situazione sui singoli territori, con l'obbiettivo di far ripartire subito le realtà meno a rischio, anche per fare da apripista a regioni che purtroppo stanno ancora pagando un caro prezzo.

Bollettino della Protezione Civile di domenica 26 aprile

Un altro sito che offre un catalogo aggiornato dei dati sulla pandemia, stavolta a livello mondiale, è Worldometers di, nel quale vengono raccolti i dati da tutti i paesi del mondo e suddivisi per le stesse categorie dei bollettini nazionali.

Parte della tabella Worldometers aggiornata a domenica 26 aprile

lunedì 20 aprile 2020

STEP #10, "Un catalogo scottante"

Il cinema, "la settima arte".
La nostra vita è fortemente influenzata dalle produzioni cinematografiche, e anche un'azione così importante come la catalogazione non poteva esimersi da apparire in vari lungometraggi.

Una delle pellicole nella quale si affronta questo tema è "Il quinto potere" ("The fifth estate" in inglese, lingua originale), film del 2013 diretto da Bill Condon e interpretato da Benedict Cumberbatch e Daniel Brühl.
La storia che viene raccontata è quella di Julian Assange, noto fondatore del sito WikiLeaks, che insieme al suo collaboratore Daniel Domscheit-Berg decise di catalogare e pubblicare su internet migliaia di documenti top secret riguardanti migliaia di stati e personaggi di spicco dello scacchiere geopolitico mondiale, facendo venire alla luce il "marcio" del mondo moderno.

La creazione di Assange è un'enorme catalogazione di documenti, con il fine di rendere fruibili a tutti anche quei segreti che molto spesso le grandi organizzazioni statali e parastatali tendono a insabbiare, affinché ogni cittadino sia a conoscenza della verità.


Il trailer ufficiale (in italiano) del film

Sitografia: MyMovies

venerdì 10 aprile 2020

STEP #09, "Artistico"

I cataloghi, grazie alla loro versatilità, sono entrati anche nel mondo dell'arte, non solo come strumento, ma in un certo seno anche come oggetto dell'opera.

Nell'opera L'arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua galleria a Bruxelles (1651 ca.) di David Teniers il Giovane, pittore del barocco fiammingo, viene rappresentato l'arciduca che si aggira per la sua collezione d'arte, simbolo di magnificenza e importanza della corte fiamminga.
I quadri raffigurati sono stati poi raccolti nel catalogo d'arte dello stesso Teniers Theatrum Pictorium, pubblicato nel 1659.

In conclusione, si può considerare quest'opera come un momento di passaggio nella stesura del catalogo, in quanto rappresentazione stessa delle opere che poi andranno a finire nel catalogo, commissionato dallo stesso Arciduca raffigurato nel quadro.

L'arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua galleria a Bruxelles, David Teniers il Giovane,
(1651 ca.), Museo del Prado, Madrid
Sitografia:
http://flaminiogualdoni.com/?p=6535
https://it.qwe.wiki/wiki/The_Archduke_Leopold_Wilhelm_in_his_Painting_Gallery_in_Brussels
https://en.wikipedia.org/wiki/The_Archduke_Leopold_Wilhelm_in_his_Painting_Gallery_in_Brussels

giovedì 9 aprile 2020

STEP #08, "In antichità"

L'origine del catalogo e del catalogare si perdono nei meandri della storia antica, l'unico mezzo a nostra disposizione per scoprire qualcosa di più è un'indagine a ritroso attraverso gli indizi che la storia ci lascia.

Partendo dal presupposto che senza scrittura non si può fare una catalogazione, si può partire dall'invenzione della scrittura, nell'epoca in cui la cultura fioriva nella Mezzaluna Fertile grazie a Sumeri, Assiri e Babilonesi. In questo periodo non si hanno riscontri storici di cataloghi sen non quelli delle biblioteche di Babilonia e Ninive, ma sicuramente la necessità di ordine dell'inventario portò anche i commercianti a creare un prototipo di quello che in futuro sarà il catalogo.

Per trovare per la prima volta la parola catalogo bisogna proseguire sino al periodo classico: già agli inizi dello sviluppo della civiltà greca, il termine κατάλογος [katálogos] viene utilizzato per indicare gli elenchi, le liste (καταλέγω, "enumerare", è la parola da cui deriverà catalogo) di persone o cose.
Un esempio dell'uso della parola nell'Antica Grecia è la definizione degli antichi grammatici, che definirono catalogo l'insieme delle truppe Achee enumerate da Omero nell'Iliade.
Un altro uso curioso della parola è quello fatto da Senofonte, storico e mercenario ateniese, che definì quelli del catalogo i cittadini ricchi e importanti, facendo probabilmente riferimento a una lista amministrativa di persone dal reddito elevato.

Nei secoli successivi il catalogo continuò ad essere usato, sia nei Regni Ellenistici (il catalogo della biblioteca di Alessandria d'Egitto fu il primo compilato in ordine alfabetico da Callimaco, noto poeta greco) sia nel Regno Punico, in particolare alla biblioteca di Cartagine, sia infine nell'Antica Roma, nella quale la parola greca fu trasformata nella forma latina catalŏgus, a conferma dell'enorme eredità che la cultura greca lasciò a Roma.

Tavola con caratteri cuneiformi che riporta il mito del diluvio dell'Epopea di Gilgamesh, conservata in antichità nella sopracitata Biblioteca di Ninive, attualmente conservata al British Museum di Londra


Sitografia: Wikipedia

lunedì 6 aprile 2020

STEP #07, "In versi"

Nella poesia, il catalogo viene citato dalla poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012) nella sua composizione "Reciprocità", che si sviluppa intorno al gioco logico della necessità di avere un qualcosa per arrivare a un oggetto, una sensazione o un'azione dello stesso tipo di quella necessaria. Il primo verso della poesia fa proprio riferimento all'esistenza di cataloghi di cataloghi, per evidenziare la necessità di avere ordine anche fra gli stessi cataloghi, a causa della loro varietà.

Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie sulle poesie.
Drammi su attori recitati da attori.
Lettere a causa di altre lettere.
Parole per spiegare parole.
Cervelli intenti a studiare il cervello.
Tristezze contagiose come una risata.
Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti.
Casi declinati secondo i casi.
Fiumi grandi con serio contributo dei piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio.
Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all'improvviso ci destano dai sogni.
Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire.
Occhiali per cercare occhiali.
Respiro che inspira e espira.
E almeno una volta ogni tanto
ci sia l'odio dell'odio.
Perché alla fin fine
c'è l'ignoranza dell'ignoranza
e mani reclutate per lavarsene le mani.

Wisława Szymborska, "Reciprocità"


Mani che disegnano, Maurits Cornelis Escher, 1948


Sitografia:
Wikipedia (Wisława Szymborska)