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lunedì 6 aprile 2020

STEP #07, "In versi"

Nella poesia, il catalogo viene citato dalla poetessa polacca Wisława Szymborska (1923-2012) nella sua composizione "Reciprocità", che si sviluppa intorno al gioco logico della necessità di avere un qualcosa per arrivare a un oggetto, una sensazione o un'azione dello stesso tipo di quella necessaria. Il primo verso della poesia fa proprio riferimento all'esistenza di cataloghi di cataloghi, per evidenziare la necessità di avere ordine anche fra gli stessi cataloghi, a causa della loro varietà.

Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie sulle poesie.
Drammi su attori recitati da attori.
Lettere a causa di altre lettere.
Parole per spiegare parole.
Cervelli intenti a studiare il cervello.
Tristezze contagiose come una risata.
Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti.
Casi declinati secondo i casi.
Fiumi grandi con serio contributo dei piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio.
Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all'improvviso ci destano dai sogni.
Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire.
Occhiali per cercare occhiali.
Respiro che inspira e espira.
E almeno una volta ogni tanto
ci sia l'odio dell'odio.
Perché alla fin fine
c'è l'ignoranza dell'ignoranza
e mani reclutate per lavarsene le mani.

Wisława Szymborska, "Reciprocità"


Mani che disegnano, Maurits Cornelis Escher, 1948


Sitografia:
Wikipedia (Wisława Szymborska)

sabato 4 aprile 2020

STEP #06, "Narrato" pt.2 ("Pensare/Classificare")

Una seconda attestazione della catalogazione nella letteatura è quella del libro Pensare/Classificare (Penser/Classer nell'edizione originale in francese) dello scrittore Georges Perec (1936-1982).

L'opera, un'antologia di racconti pubblicati da Perec negli anni sui vari giornali, attravera le varie sfaccettature del catalogare secondo l'autore.
Nei primi racconti l'autore cataloga la sua stessa produzione letteraria, per poi concludere con un racconto intitolato esattamente come il libro, nel quale si parla di varie forme di catalogazione ed enumerazione.

Copertina della prima edizione di Penser/Classer del 1985

Sitografia: https://fr.wikipedia.org/wiki/Penser/Classer

venerdì 3 aprile 2020

STEP #06, "Narrato" pt.1 ("La vertigine della lista")

Nella narrativa, uno degli esempi più lampanti di catalogazione è quello che descrive Umberto Eco nel suo romanzo La vertigine della lista (2009).

All'interno dell'opera, Eco affronta il tema delle liste e dell'enumerazione, partendo dall'elenco di navi achee fatto da omero nell'Iliade, per arrivare alle catalogazioni moderne, come ad esempio quelle zoologiche. Nonostante secondo Eco l'uomo sia portato a suddividere ciò che vede in categorie date dalle proprietà, non è presente nella storia un modo univoco per catalogare, ma bensì esistono vari modi, i quali possono sfociare anche nell'apparente caos ("la vertigine" del titolo fa proprio riferimento a questa confusione).

Per spiegare in poche parole quello che fa l'autore nel libro, si potrebbe dire che Umberto Eco studia non tanto le liste in quanto tali, ma bensì l'approccio che l'uomo ha con esse, e la necessità di vedere il mondo come ordinato e discreto, affinché gli si possa trovare un filo logico.
Copertina dell'edizione illustrata edita da Bompiani (2012)

Sitografia:
https://www.lucarosati.it/blog/vertigine-della-lista
https://www.foglidarte.it/fogli-freschi-di-stampa/288-vertigine-della-lista-di-umberto-eco.html

venerdì 27 marzo 2020

STEP #04, "Immagina"

L'azione di suddividere e ordinare le cose secondo un ordine razionale è da sempre insita nella natura umana, e proprio per questo è stata più volte oggetto di miti e racconti fantastici nel corso della storia.

Probabilmente, l'esempio più lampante per noi uomini e donne occidentali viene dall'Antico Testamento, opera che permea la nostra cultura e il modo di pensare.
All'interno del libro della Genesi, si racconta di un enorme diluvio che si riversò sulla Terra, voluto da Dio per punire il comportamento empio degli uomini. Prima però di scatenare il dilvio, Dio decise di preservare tutte le sue creature che non sarebbero sopravvissute a un'inondazione globale incaricando il più giusto tra gli uomini, Noè, di costruire un'enorme imbarcazione, un'arca, e di caricare su di essa un maschio e una femmina di ogni specie.

Ecco quindi che Noè compì una sorta di "catalogazione biblica", cercando nel Creato tutte le specie di animali e scegliendone di ognuna un maschio e una femmina, con l'obbiettivo di permettere poi, una volta cessato il diluvio, la riproduzione degli animali e il ripopolamento della Terra.

Analizzando l'azione di Noè, si nota chiaramente che quella che mise in atto fu una catalogazione razionale della fauna terrestre, una sorta di inventario, con il fine di razionalizzare gli spazi disponibili, attraverso il quale riuscì ad avere sufficiente capienza per caricare sull'arca tutte le specie che Dio aveva indicato.

Il rilascio della colomba, Gustave Doré, 1866-1870

lunedì 23 marzo 2020

STEP #01bis, "Dal mondo"

Ci siamo mai chiesti se le parole hanno sempre lo stesso significato per tutte le lingue?
Oggi troveremo una risposta a questo quesito, o almeno per la parola che ci riguarda, catalogare.

Francese: la parola cataloguer compare per la prima volta nel 1873, nel Dictionnaire de la langue Française, nel quale viene definito come l'azione di iscrivere un libro o un articolo a un catalogo secondo una suddivisione ordinata per classi.

Inglese: per la lingua anglosassone, la prima attestazione di "catalogare" (to catalogue) si ha più tardi rispetto agli altri paesi, forse a causa della non diretta origine dell'inglese dal latino. Essa appare per la prima volta nel 1927 nell'opera Scottish National Dictionary, ad opera di David Murray. La definizione è piuttosto curiosa e si discosta notevolmente dalle altre lingue, infatti essa afferma che "catalogare" è il dovere di un censore, una persona che controlli la presenza delle persone in una lista, e di annotare gli eventuali assenti.

Tedesco: nella lingua tedesca, la prima volta in cui si parla di "katalog", catalogo, è nel 1588, all'interno di un archivio di documenti commerciali riguardanti la città di Francoforte, come riportato sulla banca dati online Frühneuhochdeutsches Wörterbuch. In questo caso, la parola assume la più classica delle conntotazioni che gli si possono dare oggigiorno, ossia quella di una lista di articoli utilizzata in ambito commerciale.


Immagine presa da Pixabay-Open Source Images 
Autore: Ylanite Koppens